lunedì 10 Maggio 2021

Sul vaccino messaggi chiari e lotta alla disinformazione: una sfida anche per la politica
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Gli scienziati di tutto il mondo, le migliori menti anche del nostro Paese, hanno realizzato il vaccino che potrà salvarci.

La scienza, con le nuove tecnologie, ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che rappresenta una risorsa preziosa, e che va sempre sostenuta e valorizzata.

Nella corsa per il vaccino sono state attuate nuove modalità rispetto al passato: tempi compressi, alto numero di volontari, collaborazioni impensabili fini a pochi anni fa ed enormi risorse economiche.

La speranza è che questo nuovo modo di lavorare diventi la regola anche in futuro.

La vera sfida adesso è che il vaccino non risponda alle leggi di mercato ma sia gratuito per tutti, in Italia, in Europa, ma soprattutto nei Paesi poveri, come ha giustamente evidenziato Papa Francesco.

Anche il Comitato di Bioetica afferma che il vaccino deve essere considerato un ‘bene comune’ e tale raccomandazione non deve rimanere un mero auspicio, ma piuttosto un obbligo a cui deve far fronte la politica internazionale.

Ma dice ancora di più il Comitato di Bioetica quando afferma che le aziende farmaceutiche debbono riconoscere la propria responsabilità sociale in questa grave condizione pandemica.

Adesso è necessario che la politica faccia la sua parte, con messaggi chiari, scelte efficaci e senza alcun conflitto d’interessi, per conquistare la fiducia dei cittadini.

La domanda, legittima, che tutti si fanno in questi giorni è se il vaccino sia sicuro, e se siano state rispettate tutte le norme regolatorie.

Ecco, a questa e altre analoghe domande la politica deve essere in grado di dare risposte tempestive, chiare e semplici.

Per questo occorre fornire informazioni trasparenti ai cittadini e rendere  pubblici i dati della sperimentazione del vaccino e dichiarare  la totale assenza di conflitti di interesse con le ditte produttrici di vaccini.

Gli studi sui vaccini anti COVID-19 sono iniziati nella primavera 2020, quindi sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali, ma, poiché hanno visto la partecipazione di un numero assai elevato di persone, dieci volte superiore agli standard degli studi analoghi, è stato possibile fare più in fretta del solito, senza trascurare efficacia e sicurezza.

Inoltre sono state investite enormi risorse umane ed economiche, che hanno consentito di accelerare i tempi per l’approvazione. Una procedura che non andrebbe abbandonata in futuro.

Quindi, al momento, sappiamo che i vaccini attualmente in commercio sono sicuri, perché hanno superato tutte le prove di efficacia e sicurezza.

Ma in più, in Italia, già dal 15 dicembre, è al lavoro il Comitato Tecnico Scientifico per la sorveglianza post-marketing dei vaccini COVID-19, composto da esperti indipendenti, con il compito, tra l’altro, di monitorare eventuali criticità dei vaccini e suggerire soluzioni adeguate, nonché di formulare raccomandazioni all’AIFA, in base alle evidenze disponibili, per garantire la sicurezza e perseguire l’efficacia delle attività di vaccinazione in tutto il Paese.

Questa procedura di controllo e di monitoraggio, qualificata e indipendente, garantisce a ognuno di noi la tranquillità necessaria per essere davvero partecipi a questo evento straordinario della vaccinazione contro il COVID-19.

Solo così avremo una maggiore consapevolezza e partecipazione di tutta la popolazione alla fase della vaccinazione di massa, per sconfiggere in modo definitivo il virus.

Infine l’obbligo. È necessario rendere obbligatoria la vaccinazione? In particolare per il personale sanitario, delle RSA, per gli anziani?

In medicina l’obbligo è una pratica poco seguita, ogni medico sa che non può obbligare il suo paziente a sottoporsi a un test o ad assumere un farmaco. Ma ogni medico sa che, agendo in scienza e coscienza e rispettando le regole e attenendosi rigorosamente alle ricerche scientifiche più accreditate, può convincere il suo paziente che quel test o quel farmaco sono utili per curare una determinata malattia. E ogni medico mette in atto questa procedura ogni giorno nel corso della sua attività in ospedale o in ambulatorio, in qualunque setting stia lavorando.

Pertanto, adesso va fatto ogni sforzo per ottenere un’adesione spontanea da parte della stragrande maggioranza della popolazione e per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale ottimale, senza però escludere la necessità di introdurre l’obbligatorietà in casi di emergenza, cioè se non viene raggiunta quella soglia necessaria a che la pandemia sia arginata.

Il Comitato di Bioetica auspica, inoltre, che, qualora si sia costretti a inserire l’obbligo, questo venga revocato appena non sussista più un pericolo importante per la società e sia privilegiata e incoraggiata sempre l’adesione spontanea da parte della popolazione.

Infine, tocca alla politica dedicare una specifica attenzione all’identificazione delle fonti di disinformazione e di falsa informazione, smentendole puntualmente  nel merito e con precisione.

La speranza è che il COVID diventi un acceleratore di tanti processi virtuosi, rendendo il Sistema Sanitario Nazionale sempre più efficiente e efficace. Questa battaglia la si vince tutti insieme.

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