mercoledì 27 Gennaio 2021

Andare oltre l’emergenza, per una nuova cultura dello sport come bene comune
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Italiani popolo di sportivi, cultori del calcio, allenatori dai tavoli del bar e conoscitori delle diverse formazioni dei club. Troppo spesso siamo gli sportivi del divano, in un Paese che conta circa 24 milioni di sedentari, un dato che deve far riflettere per le possibili  conseguenze  sulla salute.

Se stiamo sempre ai dati, sono circa 5 milioni gli italiani tesserati di Federazioni Sportive e Discipline Sportive Associate e quasi 8 milioni gli aderenti ad Enti di Promozione Sportiva, numeri che negli anni sono in crescita e che forniscono elementi utili sullo sport organizzato nel nostro Paese. Cresce la cultura e la richiesta di praticare sport, attività sportiva sempre più flessibile, fatta a propria misura.

Non si tratta semplicemente di “ tempo libero”: per molti praticanti lo sport rappresenta una parte fondamentale della propria vita, per il benessere, la salute, la qualità della vita. Lo sport certamente è competizione, agonismo, caratterizzato da grandi imprese sportive e medaglie che spesso sono un traino per la crescita e diffusione della pratica sportiva. Basti pensare alla crescita del calcio femminile nel nostro Paese anche a seguito dei risultati della Nazionale italiana ai Campionati del Mondo di Francia 2019.

Lo sport è anche economia, un mondo che rappresenta oltre il 4% del PIL e che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, numeri e dati che sono emersi proprio a causa dell’emergenza sanitaria con la diffusione del COVID 19.

La pandemia sta colpendo fortemente il mondo sportivo: l’impossibilità di far svolgere gran parte delle attività ai propri associati, la chiusura degli impianti sportivi, la mancanza di adeguate risorse stanno mettendo in forte difficoltà le associazioni che rischiano di chiudere definitamente, togliendo un  presidio sociale del territorio di primaria importanza. Lo sport infatti è anche inclusione, contrasto alle discriminazioni e alle violenze, formazione. Non possiamo dimenticare che l’Associazionismo sportivo rappresenta la terza colonna centrale educativa per i nostri giovani, al fianco della scuola e della famiglia.

Come Dipartimento per le Politiche dello Sport del Partito Democratico siamo consapevoli di questa difficile situazione: in questi mesi abbiamo scelto di confrontarci in modo molto attento con il mondo sportivo, con le associazioni, con le istituzioni ed Enti Locali, per vedere insieme le proposte immediate da mettere in campo.

Questo è importante ma non sufficiente. Occorre andare oltre l’emergenza, serve mettere la promozione dello sport al centro delle politiche pubbliche, dando sostegno al mondo sportivo, far emergere e dare certezze  al lavoro di centinaia di migliaia di persone, avere consapevolezza del valore e delle potenzialità di questo sistema.  Per questo come Dipartimento ci siamo dati l’obiettivo di presentare un Piano di Promozione dello Sport del Partito Democratico, per una diversa cultura dello sport.

In questo nostro programma si intreccia il percorso della Riforma dello Sport: il testo unico della Legge Delega n 86 del Agosto 2019  è stato trasformato in 6 decreti , 5 approvati dal Consiglio dei Ministri a fine Novembre e che hanno intrapreso il percorso di analisi nelle Commissioni di Camera e Senato. Da tempo occorre mettere mano al sistema sportivo del nostro Paese, superare e migliorare alcune leggi di riferimento, per fare chiarezza in un sistema che ha bisogno di maggiori attenzioni, verifiche, investimenti. Occorre mettere mano coinvolgendo il mondo sportivo, confrontandosi e cercando di cogliere le diverse istanze. Come Partito Democratico, insieme ai nostri parlamentari stiamo facendo questo.

I decreti affrontano alcune tematiche molto importanti e che necessitano della massima attenzione, come ad esempio le tutele per i lavoratori sportivi, il professionismo femminile, il riordino delle norme di sicurezza per la costruzione e l’ammodernamento di impianti sportivi, l’accesso degli atleti paraolimpici nei corpi militari e civili dello Stato, il superamento del vincolo sportivo. Si tratta di scelte da migliorare e accompagnare con le risorse pubbliche necessarie, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento  sul piano lavorativo, costi che non possono essere a carico dell’associazionismo sportivo.

Non dimentichiamo che in questo quadro di riforma manca una parte fondamentale, ossia il decreto che doveva affrontare la governance e chiarire i ruoli dei diversi soggetti che nel nostro Paese si occupano di sport. Come Partito Democratico crediamo importante risolvere questa situazione mettendo in campo le azioni parlamentari possibili per dare le giuste risposte. Occorre colmare un vuoto che crea solo confusione e incertezza per l’intero sistema sportivo, un tassello fondamentale e necessario per completare e armonizzare l’insieme della riforma.

In questo momento è fondamentale rispondere alle preoccupazioni evidenziate dal CONI e Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, in particolare per quanto riguarda l’autonomia del Comitato Olimpico Italiano. Di questa situazione deve farsi carico il Governo, fornire le risposte necessarie per allentare le tensioni e confermare il rispetto della Carta Olimpica da parte del nostro Paese.

Come Partito Democratico siamo impegnati per dare le riposte necessarie ad un sistema sportivo che certamente ha bisogno di essere sostenuto in questa fase di forte difficoltà, per una riforma che aiuti il mondo sportivo  nel rispetto dei diversi ruoli. Questo è il percorso che il Dipartimento delle Politiche per lo Sport del Partito Democratico ha avviato e che in queste settimane ci vede promuovere diverse iniziative, confronti, un percorso che deve consolidarsi e guardare al futuro, per la promozione dello sport come bene comune.


Manuela Claysset – Responsabile Dipartimento Politiche per lo Sport  del Partito Democratico

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