lunedì 25 Ottobre 2021

Grazie a Macaluso, l’uomo che non ha mai smesso di “vivere la politica”
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Emanuele Macaluso non era un uomo facile. La sua sincerità lo spingeva a dire le cose come le vedeva e le pensava. E talora era non solo severo, ma tagliente. Ma proprio questo ne faceva un dirigente rispettato, riconosciuto, sempre ascoltato.

Veniva da una scuola politica alta, frequentata giovanissimo nella sua Sicilia, a fianco di Momo Li Causi, guidando da segretario regionale della CGIL le lotte bracciantili per l’occupazione delle terre incolte, contro la prepotenza dei latifondisti e la violenza delle cosche mafiose.

Visse l’eccidio di Portella della Ginestra e le battaglie dure per la difesa della dignità degli zolfatari, dei braccianti, dei contadini e della gente umile. Una battaglia che continuò alla guida del partito e nella Assemblea Regionale Siciliana.
Fu questo suo infaticabile impegno a sollecitare Togliatti a chiamarlo nella Segreteria nazionale del PCI, dove assolse numerosi incarichi di rilevo.

Legato umanamente e politicamente a Giorgio Napolitano, Paolo Bufalini, Gerardo Chiaromonte, Edoardo Perna è stato uno dei più autorevoli esponenti di quella corrente “migliorista” del PCI che si riconosceva nel riformismo e propugnava una evoluzione socialdemocratica dei comunisti italiani.

Memore di un insegnamento di Togliatti – “un dirigente che non scrive è un dirigente dimezzato” – scriveva molto, con la curiosità della notizia, il gusto della polemica, la lucidità dell’analisi. Lo si vide quando Berlinguer gli affidò la direzione dell’Unità che svecchiò e innovò, promuovendo una nuova leva di giovani giornalisti e facendone un giornale aperto ogni giorno alla battaglia delle idee e al confronto con interlocutori di ogni orientamento.

Convinto sostenitore dell’unità della sinistra, è stato un tenace tessitore dei rapporti con i socialisti, senza peraltro mai ridurre valutazioni critiche quando percepiva – come nella politica di Craxi – un animus confliggente con un percorso unitario.
Il suo impegno nazionale non lo distolse mai da un’attenzione quotidiana alla sua Sicilia che seguiva con attiva partecipazione e offrendo indicazioni preziose. Fu lui a consigliare l’invio in Sicilia di Occhetto per imprimere una nuova spinta al partito. Così come accompagnò con solidale partecipazione l’esperienza di Pio La Torre, del cui assassinio soffrì profondamente.

Sostenne la svolta di Occhetto e la nascita del PDS, anche se non nascose mai le sue perplessità per una traiettoria politica che gli sembrava appannata da un “oltrismo” di cui diffidava.

Non ha mai smesso di “vivere la politica”, anche quando l’età avanzata non gli consentiva più ruoli esecutivi. E ancora nelle scorse settimane non ha esitato a manifestare la sua ansia per una situazione politica che gli appariva troppo fragile e precaria a fronte della complessità e dell’asprezza delle sfide che l’Italia deve affrontare.

“Un protagonista della storia repubblicana che ha contribuito da dirigente politico e da intellettuale alla crescita democratica dell’Italia”. Così lo ha salutato il Presidente Mattarella. E così lo vogliamo ricordare, con gratitudine per il tanto che ci ha dato con passione e generosità.

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2 COMMENTI

  1. Oggi ascoltando il dibattito al Senato sulla crisi di governo, piango due volte Macaluso. Ho solo 70 anni e mi sento vecchio

  2. Ho avuto la possibilita’ di ascoltarlo a Portella della Ginestra l’ anno scorso e di apprezzarne la forza, la lucidita’ d’analisi e la passione intatte malgrado l’eta’.
    Uno sguardo sempre rivolto al futuro arricchito da un enorme bagaglio di esperienza e cultura.
    Simbolicamente muore a pochi giorni dal centenario del PCI.
    Sarebbe bello se quella passione, quella acutezza d’analisi e quella vicinanza ai cittadini fossero d’ispirazione anche per il PD ed i suoi dirigenti, magari ripensando al ruolo che l’Unita’ potrebbe ancora avere nel panorama del giornalismo attuale…

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