lunedì 25 Ottobre 2021

Un’alleanza tra media ed education per costruire la cittadinanza digitale e contrastare il cyberbullismo
U

I dati dell’indagine dell’Osservatorio Indifesa 2020 di Terre des homes e Scuolazoo diffusi in vista della Giornata internazionale contro il Bullismo che ricorre il 7 febbraio sono un monito alla politica ad affrontare con urgenza e attenzione gli effetti della crisi pandemica anche sul fronte dell’aumento dei casi di aggressione compiuti e subiti in rete.

Nell’anno pandemico il 93% degli adolescenti si è sentito più solo, il 61% afferma di essere vittima di bullismo o cyberbullismo, il 68% di esserne stato testimone mentre il 52,16% delle ragazze dichiara di vivere nell’angoscia del revenge porn. Questi i dati che impongono un’assunzione di consapevolezza nei confronti dei bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ricordo che negli anni scorsi, durante il governo Gentiloni, è entrata in vigore la prima legge dedicata al contrasto del cyberbullismo, la 71 del 2017 e da ministra dell’Istruzione, università e ricerca, ho promosso le linee guida per la prevenzione e il contrasto nelle scuole anche in collaborazione la polizia postale, un piano nazionale per l’educazione al rispetto delle differenze fondamentale per contrastare violenze, discriminazioni e comportamenti aggressivi, promosso e rinnovato importanti protocolli come quello con l’FNSI e la collaborazione con la Rai. Una scelta nata dalla consapevolezza che scuola, media, comunità educante tutta hanno ciascuno una grande responsabilità nell’accompagnare le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi attraverso i cambiamenti che l’innovazione tecnologica imprime nel modo di vivere e relazionarsi con gli altri. I giovani sanno usare i nuovi strumenti messi a disposizione dal web ma vanno educati al loro uso. Si tratta di concetti diversi. Senza una preparazione e un’educazione all’ambiente digitale, crescono i rischi e diminuiscono le opportunità di crescita e relazione positiva. E’ quindi molto importante che sistema scolastico e sistema dei media – che sono tenuti tutti, e in particolare il servizio pubblico, a una attenzione specifica nei confronti dei minori non solo nei programmi dedicati ma in tutta la programmazione – condividano l’obiettivo di educare al digitale le nuove generazioni.

Fornire alle nostre giovani e ai nostri giovani conoscenze e competenze, chiavi di lettura della realtà, strumenti per riconoscere fake news e altre forme di rischi in rete vuol dire porre le basi della loro cittadinanza, anche digitale, che vogliamo attiva e responsabile. I giovani di oggi sono nativi digitali, ma non devono essere consumatori passivi di tecnologia, quanto piuttosto consumatori critici e produttori consapevoli di informazione e conoscenza. Fu un principio cardine anche del Piano nazionale per la scuola digitale che, come Miur, lanciammo sempre nel 2017. Le nuove generazioni devono saper valutare l’informazione, riconoscere l’attendibilità delle fonti, comprendere dinamiche e regole che intervengono sulla circolazione e sul riuso di tutte le storie che vengono presentate come notizie. Devono rifiutare un linguaggio aggressivo, d’odio e avere rispetto dei diritti altrui dentro e fuori la Rete. Di bullismo e cyberbullismo si muore. Purtroppo non è un’esagerazione. E di fronte alla gravità di certi episodi non sempre gli autori di tali atti si rendono conto degli effetti delle loro azioni.

Siamo di fronte a fenomeni che impongono a tutte e tutti di non voltarci dall’altra parte, di agire con forza e rapidità per educare le nuove generazioni, ma non solo. Anche gli adulti hanno bisogno di riflettere, capire, sentirsi coinvolti. Troppo spesso sono proprio loro a fingere di non vedere, a girare la testa, a giustificare. Ascolto ed educazione delle nuove generazioni e degli adulti devono essere i binari su cui muoverci per intervenire in maniera efficace e sradicare questi fenomeni e insieme costruire le condizioni per affrontare il grande tema di questo tempo e che investe tutta la nostra comunità ossia quello del diritto a una cittadinanza digitale consapevole e rispettosa dei diritti e della dignità di ciascuno e di tutti. Ciascuno per la propria funzione deve assumere e svolgere una responsabilità a questo scopo. La scuola, certamente, ma anche il servizio pubblico radio televisivo che deve garantire il rispetto delle norme europee e nazionali a tutela dei minori tenendo in particolare conto le sensibilità della prima infanzia e dell’età evolutiva coerentemente con quanto previsto dall’articolo 8 del contratto di servizio, dagli articoli 3 e 10 della

Convenzione per la concessione del servizio, e dalla Carta di Treviso per quanto riguarda in particolare l’informazione. Un impegno anche per il Parlamento che deve velocemente recepire la direttiva europea sui servizi di media audiovisivi che in più articoli cita i minori come soggetti cui riservare particolare tutela, impegno e investimento nel favorire il loro sviluppo fisico, culturale, sociale, l’educazione digitale, una cultura del rispetto e contro ogni forma di violenza, sopraffazione, discriminazione.

Più letti

spot_img

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

spot_img