giovedì 24 Settembre 2020

Fare bene e presto, a tutti i costi
F

Siamo entrati dentro ad una grave crisi economica e sociale che sta attraversando tutto il Paese.

Il virus è stato velocissimo, più veloce delle risposte che le democrazie occidentali sono state in grado di organizzare. La pandemia è una tragedia di proporzioni ancora inimmaginabili e che lascerà dei segni nei comportamenti degli esseri umani e nelle attività economiche mondiali anche nei prossimi anni e decenni.

Lo scenario è molto difficile e non abbiamo certezze. Il Governo italiano ha reagito bene mettendo a disposizione risorse ingenti sia attraverso il proprio indebitamento, sia utilizzando tutti gli strumenti finanziari messi a disposizione dall’Europa e dalla Bce. E’ bene ricordarlo, senza l’Europa, l’Italia non ce la farebbe.

Già cosi è molto complicato. In queste settimane abbiamo assistito ad appelli importanti all’unità e alla coesione rivolti alle forze politiche e sociali da parte del Presidente Sergio Mattarella e da Papa Francesco, che richiamano tutti alla massima collaborazione nell’interesse del paese. L’invito del Presidente della Repubblica è stato chiaro: unità di fronte a questa grave crisi. La continua strumentalizzazione delle rispettive posizioni corre il rischio di gettare ulteriormente nel panico i nostri concittadini trasformando questa epidemia virale in un macelleria sociale.

Negli ultimi giorni questo appello sembra inascoltato da parte di alcune forze politiche: la Lega è arrivata perfino a occupare il parlamento. Nel vedere queste scene mi sono chiesto: cosa sarebbe successo all’Italia se a guidarla in questi giorni drammatici ci fosse stato Matteo Salvini?

Il primo pensiero del Governo, scoppiata la crisi, è stato giustamente quello di proteggere attraverso il decreto Cura Italia le persone dalla perdita del posto di lavoro. Diversi sono stati i provvedimenti come i sussidi per l’occupazione, il rinvio delle tasse, l’intervento massiccio degli ammortizzatori sociali. Tutti provvedimenti importanti che sono riusciti a tamponare delle gravi ferite.

La sfida oggi è come agire con forza e velocità assicurandoci che i provvedimenti del governo abbiano una ricaduta immediata nella vita delle imprese e delle persone.
Se i cittadini non riconoscono e non trovano le risposte concrete nei provvedimenti del governo si finisce per lasciare spazi enormi alla speculazione politica e a forme destabilizzanti del paese che in queste ultime settimane stanno cercando di inserirsi nel sistema economico più fragile. Nel mese di marzo l’usura è cresciuta del 9% e i fenomeni della delinquenza organizzata si stanno manifestando in diverse realtà territoriali.

Questa crisi ha inoltre amplificato le disuguaglianze tra i lavoratori che si sono trovati a rispondere in modo diverso alla drammaticità della crisi. Chi è stato tutelato perché aveva un posto pubblico sicuro, chi si è trovato in cassa integrazione e spera di poter ripartire nel suo lavoro, chi non ha nessuna protezione sociale, chi ha un lavoro che può svolgere tranquillamente in smart-working, chi ha sempre lavorato tutti i giorni rischiando anche la propria salute.

Su 23 milioni di lavoratori, 9 milioni sono stati colpiti in modo importante. Questa crisi che ha modificato e modificherà i rapporti produttivi e commerciali nel mondo delle imprese. Cambieranno i rapporti sul piano della globalizzazione? Come si trasformerà il mercato interno? Come potranno convivere filiere corte e vendite online? Di questo dovremmo ragionare assieme, perché attorno a questi mutamenti si giocheranno le sfide economiche dei prossimi anni.

Siamo entrati in questa grave crisi economica dopo un lungo periodo di bassa crescita dell’Italia. Dal 2000 al 2018 l’Italia è cresciuta del 4% mentre la Francia del 26%, la Germania del 25% e la Spagna del 27%. A fronte di questa bassa crescita l’Italia ha accumulato un forte risparmio privato che nel 2018 ammontava (contante + obbligazioni velocemente riscattabili) a 4.244 miliardi di euro di cui 1.379 sui conti correnti. Ora partendo da questa dicotomia tra la scarsa crescita economica e il forte risparmio privato, le aziende sono entrate dentro la crisi ingenerata dal coronavirus con i fondamentali deboli, sia dal punto di vista strutturale che finanziario.

Ora, nonostante i 750 miliardi di acquisto di debito pubblico europeo da parte della BCE fino al 31 dicembre 2020 e comunque fino a necessità, il Governo Italiano appesantito da un importante debito pubblico, ha individuato la strada delle garanzie come elemento centrale di sostegno al mondo delle imprese. Il provvedimento europeo Temporary Framework sbloccando il patto di stabilità, permette ai Paesi europei di assicurare alle imprese la necessaria liquidità attraverso le banche con le garanzie dello Stato. Così hanno fatto tutti i Paesi Europei.

Il perno centrale di questo strategia è il DL liquidità approvato dal Governo l’8 di aprile che nei prossimi giorni sarà all’esame della Camera dei Deputati. Un provvedimento che può mettere in circolo 400 miliardi di finanziamenti al mondo delle imprese attraverso le garanzie pubbliche. Siamo coscienti che ci sono stati ritardi nell’erogazione delle somme per le imprese.

Sappiamo che ci sono state lentezze eccessive, a volte ostacoli da parte del sistema del credito. Siamo intervenuti più volte e qui ci sarebbe da riflettere sul fatto di aver rinunciato negli anni ad avere una banca pubblica.

Come affermato dal vicesegretario Orlando alla Camera alle banche abbiamo ricordato che negli anni passati sono state aiutate quando erano in difficoltà, e agli italiani abbiamo ricordato che senza un credito forte non c’era futuro per le imprese e per le famiglie; ora il sistema del credito deve sapere che non può stare in piedi se non riparte il sistema produttivo e commerciale del Paese. Dopo le accertate difficoltà e i successivi confronti fra tutte le parti coinvolte nel processo delle erogazioni alle imprese, il sistema sta migliorando. Continueremo a monitorare l’andamento e la tempistica, sperando in una maggiore responsabilità da parte di tutti, accentuando i controlli.

Nel frattempo in queste ore ho presentato, con il sostegno della maggioranza dei deputati del Partito Democratico alla Camera, alcune importanti modifiche al DL liquidità come: l’allungamento della durata del finanziamento (10 + 2), la partecipazione ai finanziamenti per le imprese in difficoltà che hanno dimostrato di essere regolari nelle ristrutturazioni nonché nei concordati di continuità, l’estensione delle garanzie al 100% per le imprese che accedono ai finanziamenti fino a 800 mila euro, la fissazione di un tetto massimo dei tassi di interesse, la definizione dei tempi di erogazione dei finanziamenti, il recupero delle perdite civilistiche nei bilanci delle imprese del 2020, la rinegoziazione dei finanziamenti già concessi dalle banche con un incremento fino al 50% e altri emendamenti preparati ascoltando il variegato mondo delle imprese.

Ora l’obiettivo è uno solo fare bene e presto evitando a tutti i costi che una grave crisi economica si trasformi in una depressione prolungata con danni incalcolabili per il Paese.

Questa la sfida che il Partito Democratico affronta con i limiti della fragilità data dall’emergenza ma con la determinazione di dover salvare il Paese a tutti i costi.

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