giovedì 3 Dicembre 2020

Al Pd servono coraggio, altruismo e fantasia
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Non erano questi gli anni 20 che avevamo immaginato di affrontare partendo da Bologna nel novembre 2019. Nei prossimi mesi il nostro Paese si aspetta dal Pd pensieri lunghi per immaginare, come già stiamo facendo, un Paese, un Europa ed un mondo diversi. Per riuscirci serve sì responsabilità, ma anche autonomia di pensiero oltre ovviamente, “coraggio, altruismo e fantasia”, direbbe De Gregori.

Nel percorso di ripensamento delle relazioni e della socialità tra le persone nel nostro Paese a cui siamo chiamati già nella fase due dell’emergenza coronavirus, anche il Pd deve ripensare se stesso sia nelle proprie forme di partecipazione alla vita democratica sia nell’incontro con la società e le sue rappresentanze. Lo stanno facendo le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato mentre sono impegnate in prima persona con i 2,1 milioni di volontari in tutto il Paese; analogamente lo sta facendo il mondo delle associazioni culturali e dello sport di base. Lo dovranno fare anche i partiti e noi per primi. Perché il tema di come il “metodo democratico” sancito dall’art.49 della Costituzione per concorrere “a determinare la politica nazionale” possa uscire rinnovato da questa pandemia, non è avulso dal ripensamento del sistema Paese.

Dovremmo dare il nostro contributo per riscrivere la proposta di inveramento dell’art. 49 per una maggiore trasparenza, democraticità e organizzazione interna ai partiti, a garanzia del pluralismo costituzionalmente sancito con cui si realizza il gioco democratico. E bisognerà tener conto che, da ora in poi, la partecipazione nei processi decisionali interni, nella vita delle istituzioni ad ogni livello non potrà essere soltanto fisica ma anche virtuale. E che per fare ciò servono nuove risorse, tecnologie e tanta formazione: possiamo e dobbiamo imparare dalle esperienze fatte durante il lockdown, ripensando nuove modalità di azione, riunione e decisione dei nostri organismi dirigenti ed assembleari anche smart, investendo nell’hardware e nel software necessari, cosi come nelle piattaforme in grado di farci gestire una nuova presenza. Dovremmo mantenere la caratteristica di prossimità a chi ha più bisogno che abbiamo ritrovato in queste settimane, con i singoli e con le associazioni che se ne occupano tutto l’anno.

Serve quindi un partito più digitale di quanto non lo sia già, sia perché le regole sul distanziamento non ci consentiranno di riprendere come prima le nostre modalità di incontro, riunione, sia perché le modalità smart ci possono consentire di essere più tempestivi, rapidi ed efficaci nell’azione politica e nel dialogo con i soggetti collettivi di rappresentanza e internamente. L’essere più smart e in assenza di altre immediate alternative per l’autofinanziamento oltre al tesseramento, ci può consentire di promuovere campagne di crowfunding mirate su progetti.

Ma dovremmo fare anche altro. E farlo subito. Perché dovremo affrontare le elezioni regionali in 6 regioni e quelle amministrative in oltre un migliaio di comuni entro il 15 dicembre, perché mai come in questo momento il partito deve essere in grado di intercettare le istanze di tutti i corpi sociali, trasformarle in proposte ed in efficaci azioni politiche. E poi con l’arrivo della stagione estiva la nostra attività si sarebbe articolata anche attraverso le Feste dell’Unità, che ancora oggi rappresentano il tratto distintivo del partito, nonché il principale e più capillare momento d’interazione con i territori, gli iscritti e la società più in generale, di autofinanziamento.

Ma così come le abbiamo sempre affrontate queste sfide, non sarà più possibile farlo e abbiamo il dovere di pensare e costruire ora le soluzioni e le ipotesi nuove, da sottoporre ad una verifica puntuale non appena saranno note le regole sanitarie e sul distanziamento, nonché sui tempi di gestione della fase 2 di convivenza con il coronavirus. Ciò che dobbiamo evitare di correre è il rischio di uno sfilacciamento della nostra capacità di coinvolgimento, o peggio una disgregazione della nostra attività politica diffusa. Dobbiamo salvaguardare in altre forme l’idea di comunità politica che con efficacia abbiamo saputo far vivere nella virtualità delle relazioni, ma che ora alla ripresa fisica delle stesse con i vincoli, la paura e l’incertezza che le contraddistinguerà, rischia di essere fortemente snaturata.

Invece dobbiamo trasformare questo potenziale in una opportunità di coinvolgere nuove energie e di inverare concretamente modalità nuove di partecipazione come i circoli online e i punti PD, i patti associativi tra i nostri circoli e altre realtà che magari abbiamo incontrato in questa emergenza e con le quali vogliamo stringere rapporti più strutturali mettendo a disposizione le nostre sedi e spazi, o condividere progetti per le persone più fragili. 

La nuova e inedita fase che stiamo vivendo ci deve consentire di avviare finalmente un piano di formazione politica-culturale rivolto ai nostri dirigenti, amministratori, iscritti per metterli nelle condizioni di affrontare le sfide che abbiamo davanti con gli strumenti adeguati di lettura dei processi di trasformazione della società. Serve un partito all’altezza della nuova sfida di mutamento del Paese, in grado di aprirsi a nuovi contributi come abbiamo cominciato a fare concretamente proprio con Immagina. Serve davvero visione, pensiero lungo e piedi ben saldi a terra per continuare il cammino insieme.

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