mercoledì 30 Settembre 2020

Noi giovani non siamo untori ma il futuro dipende dai nostri comportamenti

Mi trovo perfettamente d’accordo con il segretario Nicola Zingaretti quando sostiene che additare la categoria dei giovani come quella degli untori è sbagliato per tantissimi motivi.

Lo è perché, come in tutte le categorie d’età, c’è purtroppo chi sbaglia e dà un brutto segnale, ma d’altro canto c’è la maggioranza delle persone che si comporta bene. Lo è perché i giovani saranno quelli che pagheranno maggiormente il prezzo di quello che stiamo vivendo, con debito su debito a cui dovranno fare fronte. Lo è perché i giovani sono stati l’emblema della città che aiuta, almeno a Bergamo, con una risposta incredibile che ha portato durante la Fase 1 assistenza costante alle fasce più anziane e fragili della popolazione.

E poi lo è perché fondamentalmente la mamma dei cretini è sempre incinta e a tutte le età di cretini ne troviamo. Certo, se contiamo chi sgarra durante una serata di movida è chiaro che il 100% sarà composto da giovani, ma fondamentalmente perché il 100% o quasi di chi è in giro è giovane. Scommettiamo che se andiamo in un supermercato alle 8 del mattino il 100% di chi sgarra è pensionato (cosa peraltro all’ordine del giorno già dalla Fase 1)? Dipende tutto dalle abitudini sociologiche di ciascuna fascia d’età, ma fare di tutta l’erba un fascio è cosa sbagliata sempre.

Io in queste sere sono uscito e, con i miei amici, siamo stati in uno spazio aperto ben distanziati e con le mascherine. Come noi c’erano tanti altri ragazzi disciplinati e purtroppo c’era anche un discreto numero di persone che invece disciplinate non lo erano. Tra queste c’era chi, dopo uno sguardo di fuoco, capiva e sollevava la mascherina e chi purtroppo no.

Non sono stato contentissimo di quello che ho visto quando sono tornato a casa. Così come mi è successo quando sono andato a camminare sui Colli nei giorni scorsi e le persone che incontravo potevano essere i genitori dei ragazzi di ieri sera.

Il problema vero è che molto spesso facciamo fatica a fare la nostra parte. I medici sono eroi e i politici sono cattivi, ma quando siamo chiamati noi ad aiutare i medici a non avere gli ospedali pieni o ad ascoltare i politici che ci fanno la raccomandazione, allora “no dai, sarò anche libero di sfogarmi un po’”. E lo dico io, che sto per diventare medico e faccio, nel mio piccolo, politica.

Nessuno deve sentirsi immune (in tutti i sensi) da questa cosa. “Ma sì dai se sto con le persone che conosco la posso anche abbassare la mascherina!” NO, NON SI PUÒ. Questo intendo per fare la propria parte. Ho avuto modo di esternarlo sia il 4 che il 18 maggio: ora, con queste nuove fasi, non ci si basa più solo sui controlli. Quello che conta di più è che ciascuno faccia la sua parte.

E repello chi ne fa anche una questione territoriale. Io adoro Bergamo, adoro la gente di questo territorio, ma anche qui c’è chi sbaglia esattamente come c’è da tutte le altre parti. È inutile negarlo: riconoscere gli errori è il primo passo per porne rimedio.

Basta girarci intorno. Siamo noi che stiamo decidendo il nostro futuro, siamo noi che rischiamo di far nascere nuove zone rosse o nuove misure restrittive e solo da noi dipendono le libertà che avremo nei prossimi mesi.

Io so che ce la faremo, come gridava quello dal balcone. Però davvero, dobbiamo volerlo ed essere consapevoli che le leggerezze al momento sono la cosa peggiore. Forse ancora di più in privato, nelle case, dove non ci vede nessuno e non possiamo essere additati come indisciplinati, ma dove c’è ancora più vicinanza e dove la mascherina spesso ce la si sogna. E che se la situazione tornerà a peggiorare forse dovremo farci tutti un esame di coscienza, prima di additare alla politica o a chiunque altro la responsabilità.


Alessandro De Bernardis è consigliere comunale del Pd di Bergamo e presidente dei Giovani Democratici di Bergamo

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