lunedì 25 Gennaio 2021

Ora il welfare delle donne
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È una ottima notizia l’approvazione in prima lettura alla Camera della legge che istituisce l’assegno unico per i figli. Per la concretezza delle risorse che mette a disposizione ma anche per le novità nell’approccio. Mettere al mondo e crescere figli deve essere una libera scelta delle persone. Ma quella scelta non riguarda solo la sfera privata. E interesse generale pubblico che quel desiderio non si trasformi in rinuncia per gli ostacoli incontrati lungo la strada della vita: lavoro precario, quantità e costo dei servizi, stereotipi che caricano sulle spalle delle donne l’intero peso dei lavori di cura e le escludono dal mercato del lavoro.

In secondo luogo la futura legge riconosce il medesimo sostegno economico per i figli indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro o assenza di esso dei genitori. Per assurdo fino ad oggi lo scarno e frammentato sostegno alle famiglie era negato a chi più in difficoltà (incapienti) o a lavoratori e lavoratrici autonomi e professionisti.

Questa nuova impostazione fa ben sperare nella rivisitazione in chiave contemporanea del nostro Welfare, fin qui immaginato per lavoratori maschi e dipendenti a tempo indeterminato. E quindi per definizione escludente di tutti gli altri.
È importante anche l’impegno alla rapida approvazione in entrambi i rami del Parlamento, facilitato dal voto unanime della Camera.

Altrettanto rapidamente però occorre accompagnare l’assegno unico alle misure di sostegno all’aumento della occupazione delle donne. Che è moltiplicatore di benessere per tutto il paese.

In questi giorni l’Europa ha realizzato una svolta, definita giustamente storica, con il varo de Recovery Fund per finanziare le riforme necessarie alla rinascita dei paesi più colpiti dalla pandemia. Nel nostro i problemi della pandemia si sono sommati ai limiti strutturali preesistenti.

Tra di essi, insieme agli scarni investimenti in ricerca innovazione infrastrutture materiali e immateriali, il più importante è stato nel tempo il mancato riconoscimento delle competenze delle donne. Per gli effetti sulla ricchezza del paese, sul profilo del modello produttivo e sociale. Sulla qualità della nostra democrazia.

Destinare una parte consistente delle risorse in arrivo dall’Europa alla promozione dell’occupazione femminile, all’educazione, ai bambini sarebbe il più grande investimento per il futuro. La rivoluzione necessaria. Facciamone l’impegno caratterizzante del Partito democratico.

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