venerdì 27 Novembre 2020

Ristoranti, teatri e cinema: nei luoghi chiusi il virus corre più veloce
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Le ultime restrizioni contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio sono volte a tutelare la nostra salute che, ancora, è sotto attacco. Non c’è, purtroppo, nessuna diminuzione del rischio o ammorbidimento del virus; c’è qualche consapevolezza in più nel modo di curarlo, qualche capacità in più ed esperienza in più ma le ripercussioni sono sotto gli occhi di tutti: morti, terapie intensive piene e sistema sanitario in allarme. E i prossimi mesi fanno paura a tutti, soprattutto se guardiamo ai nostri vicini europei.

Ma, come ha ricordato anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, il nemico non sono le regole ma il virus. E bisogna agire subito.

Perché si è deciso di chiudere i ristoranti e teatri?

E’ la domanda che si stanno facendo in molti, perché, in mancanza di dati di tracciamento che ci indichino esattamente quali sono i luoghi in cui ci si contagia di più, è solo alla scienza che ci dobbiamo affidare. E la scienza ci dice che i posti al chiuso, seppure con le dovute precauzioni, sono quelle in cui il virus fa più danni.

 

Senza ventilazione, gli aerosol sono sospesi e si condensano nella stanza col passare del tempo. Fonte: El Pais

Come avviene il contagio in luoghi chiusi?

Un dettagliato articolo de El Pais ci mostra come avviene il contagio in un soggiorno di una casa, in una bar e in una classe scolastica. E si arriva sempre alla stessa conclusione.

Il soggiorno

Prendiamo il caso che in una abitazione si riuniscano 6 persone, una di queste è contagiata. Indipendentemente dalla distanza, in una casa chiusa e senza aereazione, secondo i modelli matematici saranno 5 le persone ad essere contagiate. Se invece tutte indossassero le mascherine ma il tempo di convivenza rimanesse prolungato (ad esempio per una festa o una cena) le persone contagiate sarebbero 4. Il rischio diminuisce se le finestre sono aperte, la permanenza è minima e tutti usano la mascherina: in questo caso solo una persona rischierà di contagiarsi.

Un bar

Ipotizziamo che ci siano 15 persone in un bar con porte chiuse e nessuna mascherina indossata ai tavoli: nel peggiore dei casi, dopo 4 ore, si infetterebbero 14 persone. Se tutti usassero la mascherina anche al tavolo se ne infetterebbero 8. Se invece ci fosse l’aereazione diffusa e tutti usassero la mascherina allora se ne infetterebbe probabilmente soltanto una. Si precisa che si parla di aereazione diffusa e non di condizionatori, che non garantiscono un ricambio di aria ottimale.

In una classe di una scuola

Anche in questo caso le ipotesi sottoposte a modelli matematici che conosciamo, ci indicano che il miglior modo per evitare contagi è quello di essere in un luogo chiuso ma con finestre aperte e con tutti che indossano la mascherina.

Ma perché è così importante l’aria?

Uno studio condotto da un gruppo di fisici dell’Università del New Mexico e riportato dal quotidiano la Repubblica ci indica che tenere le finestre aperte ridurrebbe la diffusione del virus del 70%. I risultati sono pubblicati sulla rivista Physics of Fluids. Lo studio dimostra che le particelle possono essere trasmesse anche a distanza di quasi 2 metri e mezzo, e questo accade perché vengono trasportate da correnti e altri movimenti dell’aria. Ma se le finestre vengono tenute aperte, molte di queste vengono buttate fuori, salvaguardando la salute di chi si trova all’interno.

C’è molta differenza anche se, in una stanza chiusa si parla o si rimane in silenzio oppure si canta. I livelli di particelle trasmesse sono visibili grazie a questa tabella (Fonte El Pais)

Si legge sempre su El Pais di un caso molto utile per comprendere le dinamiche del contagio indoor: le prove del coro nello Stato di Washington (USA) a marzo. “Solo 61 dei 120 membri del coro hanno assistito alle prove e hanno cercato di mantenere le distanze e l’igiene – si legge sul quotidiano spagnolo-. Senza saperlo, hanno creato uno scenario di massimo rischio: senza maschere, senza ventilazione, cantando e condividendo lo spazio per molto tempo. Un singolo infettato da covid, paziente zero, ha infettato 53 persone in due ore e mezza. Alcuni degli infetti erano a 14 metri dietro di lui, quindi solo gli aerosol possono spiegare il contagio. Due dei malati sono morti”.

 

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