mercoledì 27 Gennaio 2021

L’impegno dei democratici, una nuova speranza politica per l’Italia e per l’Europa

Stiamo affrontando un momento storico unico e particolare. Abbiamo un macro scenario di una pandemia diffusa a livello mondiale, che evidenzia in modo drammatico il livello di interdipendenza degli umani presenti sulla terra. Il dramma sanitario sta innescando una crisi economica, accelerando alcuni processi regressivi e ampliando i divari economici e sociali. Approfondendo cioè la crisi economica avviata dal 2008, crisi provocata dal modello di sviluppo di impronta neoliberista che ha prevalso negli ultimi trent’anni, contribuendo ad una straordinaria redistribuzione del reddito tra nazioni e all’interno delle singole nazioni, in generale favorendo profitti e rendite, e sfavorendo i salari.

Ad una crisi materiale dei meccanismi economici si accompagna una crisi del pensiero e del pensiero politico in particolare, che forse non è all’altezza dei tempi, o che non connette la costruzione di possibili immagini di un mondo migliore e di un futuro più giusto con le pratiche politiche diffuse in Europa e in Italia in particolare. Ed è in gioco a livello mondiale il confronto tra due modelli politici che rappresentano due visioni del vivere insieme: un modello che vuole conciliare il sistema democratico e lo stato di diritto con l’economia cd di libero mercato, e un modello che vuole conciliare sistemi autoritari o a “democrazia limitata” (cd democratura) con il capitalismo attuale. (cfr: Branko Milanovic, “Capitalismo contro capitalismo. La sfida che deciderà il nostro futuro”, Laterza, 2020)

È appena avviata una riflessione che possa far emergere, all’interno delle tradizioni religiose esistenti, le risorse spirituali da mettere in comune per affermare i valori della fraternità e della cooperazione umane in un mondo afflitto da divisioni.

Per quanto riguarda l’Italia, siamo forse alla fine di un lungo periodo storico di cicli politici ventennali, con le eccezioni delle crisi delle due guerre mondiali. Dopo i primi anni della destra storica al potere (1861-1876), abbiamo avuto il ventennio della sinistra storica (De Pretis e Crispi), il ventennio Giolittiano, il ventennio fascista. In generale i passaggi da un ciclo politico all’altro sono stati drammatici per le condizioni di vita della popolazione. Dopo la grossa cesura della seconda guerra mondiale, abbiamo avuto il ventennio democristiano “puro”, e un ventennio incentrato su una DC declinante che ha oscillato tra centrosinistra e pentapartito (con l’eccezione del triennio del compromesso storico), con un quadro politico sempre più inadeguato a comprendere e gestire le profonde trasformazioni economico-sociali e il mutamento degli equilibri geopolitici globali. Alla crisi del periodo cd di “Mani Pulite” ha seguito il ventennio berlusconiano, che ha accompagnato l’ingresso dell’Italia nel mondo della globalizzazione nel modo peggiore.

Arrivando all’oggi, forse i cicli politici si stanno abbreviando, ma negli ultimi anni la sfida e il confronto nel nostro paese sono tra un modello nazionalista (populista e fascistoide) ed un modello di paese democratico, aperto, inclusivo e solidale.

Perché possa vincere un modello democratico credo ci sia bisogno di un intenso processo di elaborazione e azione politica, volto a contrastare le derive politiche fondate sull’egoismo per affermare i valori basati sull’altruismo. Per questo la sinistra raccolta nel partito democratico deve impegnarsi a superare una condizione di subalternità culturale subita negli ultimi cicli politici per recuperare la forza intellettuale non solo di contrastare la regressione sociale proposta dalle nuove destre populiste, ma sopra tutto l’immaginazione e l’affermazione di un modello sociale positivo.

Questo è necessario per trovare voci che rappresentino i disagi e i divari del nostro paese, ben descritti dal recente rapporto del Forum delle Diversità e Diseguaglianze (F. Barca, P. Luongo, “Un futuro più giusto”, il Mulino, 2020), per coinvolgere nel processo politico e dare rappresentanza a nuovi ceti sociali, alle parti più fragili e svantaggiate della società, in connessione con le energie migliori e con le forze innovative per costruire insieme un progetto che possa essere maggioritario nel paese.

Mi sembra evidente come d’ora in poi al fronte democratico e progressista incentrato in Italia sul Partito Democratico (e in generale alla famiglia del socialismo europeo) sia necessario concentrare l’azione politica nella ricostruzione e manutenzione di un mondo di valori politici, culturali e spirituali che possano prefigurare l’immagine di un futuro migliore, di una società più giusta dove si possa vivere meglio salvaguardando l’ambiente.

Bisognerà anche sviluppare la capacità di comunicare in modo efficace valori ideali e programmi concreti per arrivare ad ogni fascia della popolazione. Questo vuol dire imparare a parlare alle persone, ai cittadini, nei modi e nei linguaggi che loro possano capire.

Per questo immagino che serva una grande alleanza da una parte tra bravi amministratori che hanno il polso dei loro territori e dall’altra con grandi visioni politiche, culturali e ideali per arrivare a coinvolgere le menti, i cuori e gli stomaci dei cittadini.

Servirà parlare alla pancia, agli interessi, del grande mondo del lavoro salariato, frantumato e precarizzato negli ultimi anni, rappresentando gli interessi del lavoro dipendente e di quegli artigiani, piccoli e medi imprenditori e professionisti che vivono del loro lavoro. Dovremo ripensare società dove negli ultimi trent’anni è avvenuta una drammatica redistribuzione del reddito a sfavore dei salari e a favore dei profitti e delle rendite. Servirà affermare il valore di una società più giusta.

Servirà parlare al cervello, alla mente delle persone, per immaginare una visione ragionevole di un mondo solidale e cooperativo dove si possa mettere al centro della società e della politica la dignità dell’individuo e dei suoi diritti umani individuali, ma anche la necessità di costruire comunità inclusive e solidali dove prevalga la cooperazione rispetto ad una concorrenza feroce. Servirà affermare il valore della libertà garantito da una società dove prevalga il diritto rispetto alla forza.

Servirà parlare al cuore delle persone, per condividere la visione di una società fraterna, dove le tante paure che oggi affliggono le nostre prospettive siano contrastati dalla speranza, la speranza di un mondo migliore, più stabile e sicuro perché fondato sulla fraternità umana, sulla regola aurea del “non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fosse fatto a se stessi”, sulla comprensione della mutua interdipendenza tra esseri umani e tra mondo umano e mondo naturale, ambiente. Servirà affermare il valore della costruzione rispetto alla distruzione, dell’amore rispetto all’odio, della costruzione di ponti rispetto ai tanti muri divisivi del nostro tempo.

Servirà in sintesi una visione politica che sappia farsi carico delle tante divisioni che frantumano la nostra convivenza civile: diseguaglianze salariali, di reddito e patrimoni; diseguaglianze di genere, tra uomini e donne; divisione tra territori, nelle città tra centro e periferia, ma anche tra città e piccoli centri e aree marginali; digital divide tra chi ha mezzi e possibilità di accedere alle connessioni digitali e che ne è tagliato fuori; fratture generazionali tra fasce di età; divisioni tra aree di eccellenza educativa e aree flagellate dall’abbandono scolastico; e infine fratture tra chi ha qualche tipo di garanzia sociale e chi non ha tutele.

Per qualcuno potrà essere un “vasto programma”, ma credo sia il compito necessario per dare una speranza positiva e una prospettiva costruttiva alla nostra epoca, per costruire un altro mondo possibile, un mondo migliore a misura d’uomo. Se vogliamo contrastare chi strumentalizza le tante paure di quest’epoca, dovremo esser capaci di costruire quella che la filosofa Martha Nussbaum ci insegna essere il contrario esatto della paura, cioè la speranza (Martha C. Nussbaum, “La monarchia della paura”, il Mulino, 2020).

Credo sia il compito dei democratici e dei progressisti del nostro tempo costruire una nuova speranza politica per il nostro paese e per l’Europa.


Luca Pouchain è portavoce della lista civica “Sinistra Nuova per Bollate”, a Bollate (Milano)

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