mercoledì 20 Ottobre 2021

Immigrazione, finalmente archiviata la stagione dell’intolleranza di stato
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Io che di solito ho poca memoria per le date, ricordo invece molto bene quando Conte accettò l’incarico di guidare l’attuale governo, era il mio compleanno e trovai la coincidenza di buon auspicio, anche se i dubbi erano molti. La “sterilizzazione dell’IVA” e la stabilizzazione dell’economia erano le ragioni che ne giustificavano la nascita. Un compito arduo e a termine.

Negli accordi di programma presi dalla nuova maggioranza, però fu messa come condizione dal Pd, il superamento dei decreti insicurezza di Salvini. Pensai che forse quegli auspici positivi – legati alla coincidenza citata – non fossero solo frutto del mio ottimismo. Il Pd poneva tra le altre questioni di carattere economico, anche un tema legato soprattutto ai diritti, quella che fu poi definita una battaglia di civiltà.

I decreti “insicurezza”

Foto di Jose Cabeza da Pixabay

Da quel 4 settembre a oggi sono passati un anno e quattro mesi. Un tempo breve ma che ci è sembrato lunghissimo. In questo spazio temporale cosi ristretto la politica ha dovuto far fronte a una manovra economica pesante e da gennaio alla pandemia che – nei mesi successivi – ha mostrato la sua forza devastante. Un evento tanto straordinario da stravolgere molti paradigmi consolidati e che ha colto impreparato il mondo e reso improvvisamente evidenti fragilità di sistemi che sembravano inattaccabili.
Una situazione di vera emergenza nella quale non si sono trascurati gli impegni assunti sui dl “insicurezza”. Si è continuato per mesi, infatti, a lavorare per il loro superamento, con grande attenzione alle raccomandazioni fatte dal Presidente Mattarella prima e dalla sentenza della Corte Costituzionale in seguito.

Un impegno che ha coinvolto in fase di rielaborazione non solo le forze di maggioranza, ma anche reti solidali, forze sociali e associazioni da subito coinvolte in un confronto serrato e costruttivo. Un lavoro lungo e silenzioso ma necessario per apportare modifiche decisive che andassero anche oltre le raccomandazioni e portassero a un nuovo decreto radicalmente diverso.

Un risultato importante

Un risultato importante che non deve essere sminuito. Meno che mai dalle stucchevoli polemiche sulle lungaggini del governo. Confronto, mediazione e sintesi richiedono il giusto tempo e celano, come in questo caso, grande determinazione. Il decreto immigrazione approvato pochi giorni fa in Senato è frutto di questo lavoro e rappresenta un superamento radicale di quelli preesistenti nella parte che norma l’immigrazione. I cambiamenti fatti dal governo prima e poi con alcuni emendamenti alla Camera sono interventi mirati che marcano una differenza culturale netta.

Rispetto della dignità e dei diritti

Foto di Jose Cabeza da Pixabay

Si è riusciti a coniugare il rispetto della dignità e dei diritti delle persone con quello alla sicurezza per tutti, capovolgendo l’impianto precedente che limitava molto ai migranti le tutele e i diritti fondamentali prevista dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia. Una battaglia culturale e di civiltà vinta, che ha ripristinato il diritto di asilo per ragioni umanitarie – cancellato con crudeltà nei precedenti decreti – e riaperto le porte dell’accoglienza anche ai richiedenti asilo e non solo a quanti erano già riconosciuti come aventi diritto. Un colpo di spugna che aveva messo in strada in pochi giorni migliaia di donne e uomini.

Si è ristabilita la residenza anagrafica, senza la quale queste persone erano degli “invisibili” per amministratori e servizi pubblici. Una condizione questa inaccettabile sia per chi amministra sia per quanti vedevano così ridotta di molto la possibilità di accesso ai servizi sociali e sanitari. Un’assurdità colta nella sua sentenza dalla Corte Costituzionale che – nelle motivazioni date – sottolineava come questa norma non solo fosse incostituzionale ma determinasse condizioni di insicurezza per le persone, esattamente l’opposto quindi di quanto postulato da Salvini.

Il nuovo Sai

Queste modifiche rappresentano già un sostanzioso avanzamento nella giusta direzione quindi, ma si è andati anche oltre ridefinendo – non solo nominalmente – l’intero sistema di accoglienza, il SAI (Sistema Accoglienza Integrazione). Nella definizione delle funzioni che dovrà svolgere questo nuovo sistema, si è avuta particolare attenzione agli interventi mirati a promuovere un’effettiva integrazione delle persone accolte, inserendo ad esempio la convertibilità in permesso di lavoro di quello concesso per asilo.

Si sono inoltre rafforzate le tutele di carattere socio assistenziale, con particolare attenzione al sostegno psicologico, una scelta significativa considerando il passato di sevizie fisiche e psicologiche che purtroppo accomuna molte delle persone prese in carico dal sistema di accoglienza. Si è anche deciso di tutelare i minori che diventati diciottenni uscivano dal sistema di accoglienza, prevedendo invece che possano continuare a seguire il percorso di accoglienza e inserimento senza “strappi” improvvisi.

Il nodo delle Ong

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Foto di Jim Black da Pixabay

Si è anche affrontato il nodo delle Ong, in precedenza considerate alla stregua di “pull factor” da inibire in ogni modo. Il decreto immigrazione ha invece abolito le super multe e reso le navi delle Ong libere da ogni sanzione legata alla loro azione di salvataggio, a condizione che comunichino ( senza attendere risposta) l’avvenuto salvataggio e si coordinino con le autorità competenti per le operazioni di sbarco.

Di fatto quindi si elimina il pericolo di ricevere risposte negative, di subire sanzioni legate all’operazione annunciata o di venire reindirizzate verso porti considerati non sicuri come quelli libici.

Per tutte le imbarcazioni, quelle delle Ong comprese, restano le sanzioni vigenti , anche prima dei decreti Salvini, in caso di mancato rispetto delle leggi vigenti.
Queste importanti modifiche già inserite dal governo, insieme con altre minori – segnano quindi ben più di un semplice passo in avanti – toccano nodi di carattere simbolico e politico importanti.

Flussi programmati

A queste poi si sono aggiunte altre modifiche come quella di riportare a due anni (più uno in caso di difficoltà amministrative) il tempo di attesa previsto per rispondere alle domande di cittadinanza, che era stato portato a quattro anni in modo ingiustificato. Un ultimo emendamento ha infine tolto la scadenza annuale e i numeri di ingressi previsti (largamente insufficienti) che determinavano i flussi di lavoratori stranieri senza alcun criterio realistico. Il governo così avrà il diritto/dovere di programmare in tempi congrui e con numeri adeguati i flussi migratori per ragioni di lavoro.

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Foto di Marco Pomella da Pixabay

Un intervento questo quasi ignorato dai più, ma che cancella la vergogna del “clickday”, una sorta di lotteria nella quale ogni anno trentamila persone – in un giorno prestabilito – riuscivano ad ottenere il permesso di soggiorno, avendo come unico “ merito” – a parità di requisiti – quello di essersi collegate alla rete prima degli altri per presentare la domanda per ottenere il permesso. Una pratica grottesca che, di fatto, ha impedito per anni che ci fosse la possibilità d’ingressi regolari per ragioni di lavoro e che ha ingrossato le fila di quanti provavano ad entrare irregolarmente non avendo canali legali per poter entrare.

Sostituire la Bossi Fini

Per queste ragioni ritengo il decreto immigrazione un ottimo testo sotto il profilo culturale e nel merito. Sicuramente ora l’attenzione della politica in materia d’immigrazione deve spostarsi su altri fronti e aprire una discussione su quale idea di società abbiamo. Questo per me significa anche affrontare quella che credo sia la principale battaglia politica su un nuovo testo unico sull’immigrazione che sostituisca la Bossi Fini e sani le ferite aperte.

Sono, infatti, milioni le donne, gli uomini e i ragazzi di origine straniera che, pur rispettando le leggi, pagando le tasse e contribuendo in modo significativo al sistema Paese, vivono in Italia trattati come cittadini di serie B. Uno status quo intollerabile, da superare per il bene della nostra comunità, come vorrebbe il buonsenso e soprattutto come ci ricorda il bellissimo articolo 3 della nostra Costituzione.

Articolo pubblicato su www.strisciarossa.it

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