giovedì 24 Settembre 2020

E se organizzassimo un Dem Pride?

Ci stiamo concentrando molto sul “cosa” ma forse non abbastanza sul “come”.

Nonostante Nicola Zingaretti avesse ben chiaro che il PD, una volta entrato al Governo col M5S, non dovesse essere “pigro” e dovesse aumentare la propria attività politica, mi sembra che il Partito Democratico sia troppo appiattito sull’azione di governo e sia sostanzialmente assente nella percezione di molti elettori ma anche di molti militanti.

Nel partito, infatti, non scorre la linfa vitale della discussione e della partecipazione alle scelte.

Ancora, nonostante la vittoria congressuale di Nicola Zingaretti con la proposta “Basta ego-crazia, ripartiamo dal Noi”, il partito, almeno per come lo vivo io, è sostanzialmente un partito di apparato dove la gestione è basata sulla gerarchia interna e non si sente il bisogno di coinvolgere iscritti e militanti nelle decisioni.

Forse dovremmo cercare un giusto equilibrio tra il “partito liquido” e quello gerarchizzato del ‘900.

Forse, nel favorire il giusto ricambio generazionale dei dirigenti, dovremmo formarli perché incentivino la delega dei compiti e la partecipazione responsabile, anziché evitare questi meccanismi nel timore di perdere il controllo del partito.

Il risultato di tutto ciò a me sembra essere un certo scoramento dei militanti.

Essi vivono più la frustrazione che l’azione di governo non sia mai abbastanza efficace, piuttosto che l’orgoglio di stare combattendo una battaglia veramente epocale.

Ma come? Eravamo percepiti come il partito delle banche e delle élite e ora stiamo realizzando la più grande operazione di protezione sociale mai attuata nel nostro paese!

Come mai non emerge il nostro orgoglio per lo sforzo che il partito sta compiendo?

Certo siamo cambiati, e molto, in questi mesi: eravamo partiti da una sostanziale ostilità per il reddito di cittadinanza e ora abbiamo iniziato a parlare di reddito universale (vedi il bell’articolo di Alberto Ferrara su Immagina dell’1/6).

Per non parlare dell’azione fondamentale che il partito sta compiendo a livello europeo per modificare le politiche economiche e finanziarie di austerità e trasformarle in politiche espansive.

E allora? Orgoglio Dem o, appunto, Dem Pride.

Scendiamo in piazza. La destra italiana l’ha fatto, col suo stile caciarone, il 2 giugno.

Noi possiamo ben farlo senza perdere altro tempo e, come dicono dalle mie parti, “senza farsi troppe menate!”.

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